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L’orso Juan Carrito è tornato. Gli esperti: “Fondamentali cassonetti anti orso per la sua incolumità”

Antonella ValentebyAntonella Valente
13 Aprile 2022
in Attualità
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Roccaraso. Non sono trascorsi nemmeno otto giorni dalla comunicazione del Parco della Maiella che rassicurava sulle condizioni dell’orso M20 o Ganimede, detto Juan Carrito, “riportato in natura” lo scorso 25 marzo dopo la breve permanenza all’interno dell’area faunistica di Palena, che ieri è giunta, invece, l’ufficialità del ritorno del figlio di Amarena nei pressi di alcuni centri abitati. L’orso marsicano, infatti, da sabato scorso è tornato a frequentare il territorio di Pescocostanzo, Rivisondoli, fino ad essere avvistato anche nei pressi della stazione di Roccaraso.

Qui un video pubblicato nella serata di ieri da Roccaraso Futura

“La fase di traslocazione sperimentale sulla Maiella è dunque da considerarsi conclusa – scrive il Parco della Maiella – le attività da intraprendere da adesso in poi saranno discusse nell’ambito del tavolo tecnico-istituzionale coordinato dal Ministero per la Transizione Ecologica e del quale fanno parte tutti gli Enti coinvolti nella tutela dell’orso Juan Carrito. Il ritorno a Roccaraso era un esito che, sin dall’inizio, era stato messo in conto come altamente probabile ma la traslocazione sperimentale sulla Maiella ha lasciato dietro di sé nuovi elementi di valutazione che consentiranno ai tecnici e agli enti preposti di valutare meglio le azioni da intraprendere in futuro.”

Nei prossimi giorni, pertanto, si valuteranno azioni da mettere in campo con riferimento alla prevenzione e alla messa in sicurezza di cibo di origine antropica. Intanto l’amministrazione comunale di Roccaraso ha emesso un’ordinanza che prevede che a partire da oggi la raccolta dei rifiuti di tipologia “umido” dovrà essere svolta direttamente dal cittadino, recandosi presso una delle tre Ecoisole presenti sul territorio. “L’obiettivo – conclude, invece, il Parco su Facebook – è fare tutto il possibile per consentire a Juan Carrito di coesistere con l’uomo facendo il più possibile una vita “da orso” come quella che ha dimostrato di saper fare in questi 18 giorni di vita in natura, lontano dall’uomo”.

Per quanto il ritorno dell’animale possa destare simpatia sui social network – con commenti del tipo “Merita la cittadinanza onoraria” o “Deve tornare a Roccaraso“, – rappresenta di fatto, però, un problema da risolvere ancora una volta, soprattutto per garantire l’incolumità del plantigrado.

“Juan Carrito è un animale particolare – spiega ad AZ Informa Stefano Orlandini, presidente dell’associazione Salviamo L’Orso – oltre ad essere stato svezzato da un’orsa confidente, ha un carattere singolare che lo ha portato ad avere questi atteggiamenti perchè tutti gli animali, ma specialmente gli orsi, hanno dei caratteri ben definiti, potremmo dire come gli individui. Tale circostanza viene confermata dal fatto che Amarena ha avuto quattro cuccioli, tre dei quali si comportano da orsi e sono elusivi: con Carrito è stato tutto diverso fin dall’inizio”.

Gli sforzi per proteggere la specie, infatti, non sono pervenuti in questi mesi solo dagli Enti preposti ma anche da associazioni come quella presieduta da Orlandini.

“Come associazione riconosciamo lo sforzo enorme dei due Parchi per recuperare un esemplare, che, facendo parte di una popolazione limitata, è sull’orlo dell’estinzione, pertanto anche un solo individuo è importante per la conservazione a lungo termine. Questo ha giustificato anche i nostri sforzi sia in termini di energia sia termini economici, poichè abbiamo speso, solo per mettere in sicurezza orti, stalle e pollai delle zone frequentate da Carrito nel 2021, quasi 40mila euro dei nostri fondi, in accordo con il Parco Nazionale. Ora, però, è necessario concentrarsi sulle azioni da intraprendere per salvaguardarlo perchè tenere l’orso in paese e tollerarlo, significa esporlo a una grande probabilità che possa morire, o per incidente, o anche per altre cause.”

Il rispetto dell’orso, una specie protetta che dovrebbe contare indicativamente una 70ina di esemplari in tutto l’Appennino centrale (l’ultimo censimento scientifico del 2014 considerava la presenza di un numero di esemplari dai 52 ai 60) è prioritaria. La scarsa educazione sul modo di relazionarsi e raffrontarsi ad una simile situazione è stata alla base dei comportamenti sbagliati visti nei mesi scorsi, e che hanno indotto l’animale a frequentare con costanza i centri abitati, tanto da dover, poi, assistere alla misura della traslocazione temporanea nell’area faunistica di Palena. La domanda che ci si chiede è perchè, ad esempio, il comune di Roccaraso non abbia adottato prima misure utili per contrastare l’avvicinamento dell’orso, soprattutto con riguardo alle modalità di smaltimento dei rifiuti di tipoligia “umido”?

“Bisogna fare molta educazione – sottolinea Orlandini – ci augureremmo che l’attenzione fosse sempre rivolta alla conservazione della specie, ma la gente si concentra molto di più su episodi folkloristici. L’educazione di cui parlo è quella che dovremmo promuovere sull’opinione pubblica, sia da parte delle associazioni sia degli enti”.

L’aspetto più delicato di tutta questa vicenda riguarderebbe, però, tutta la questione riguardante i cassonetti “a prova di orso” e isole ecologiche. “L’amministrazione comunale di Roccaraso non è stata in grado di far rispettare un’ordinanza, peraltro comunale, che prevedeva che l’immondizia non fosse lasciata all’aperto durante tutta la notte, ma solo 1 ora prima del ritiro – aggiunge il presidente di Salviamo L’Orso – E’ necessario poi mettere al sicuro i rifiuti, attraverso l’ausilio di isole ecologiche o cassonetti anti orso, che noi abbiamo anche regalato ad esempio al comune di Pettorano e che regaleremo anche ad Ortona dei Marsi, come azione dimostrativa, visto che non disponiamo delle risorse sufficienti. Attraverso queste azioni potremmo salvaguardare l’orso ed evitare che, in estrema ratio, sia ricondotto presto in un recinto”.

Del medesimo avviso è anche lo zoologo Paolo Forconi, che ha accolto positivamente la nuova ordinanza del comune di Roccaraso: “E’ importante che la gente non metta i rifiuti all’esterno – sottolinea – anche se l’orso arriva in paese e non trova nulla da mangiare, va via. Tutti gli enti e le associazioni, compresa la Regione, dovrebbero lavorare in sinergia e collaborare per l’installazione di cassonetti anti orso e se non si fa questa cosa non si risolverà il problema. In tutto il mondo ci sono queste tipologie di cassonetti. Ad esempio il comune di Villalago li ha adottati, facendo un rivestimento metallico su quelli già esistenti, andando anche a risparmiare sul costo degli stessi. Il comune di Roccaraso ha fatto un progetto di 19 isole ecologiche finanziate dal Ministero per un importo di 800mila euro, somma che sarebbe potuta essere utilizzata per tutto il Parco”.

Il problema, ulteriore, infatti, non riguarderebbe solo il comune della stazione sciistica, ma anche tutti gli altri: “Mettere questi cassonetti solo a Roccaraso non serve perchè se l’orso non trova da mangiare in un posto, va altrove – aggiunge Forconi – sarebbe opportuno che si realizzassero su un’area più ampia. Inoltre, bisognorebbe predisporre un foraggiamento nel bosco con cibo naturale, con frutta e carcasse di animali selvatici in modo che Juan Carrito trovi un’alternativa, mangi nel bosco e resti lì. Questo bisogna farlo almeno per 1 mese, perchè, con la vegetazione che riprend, l’animale potrà trovare cibo naturale più facilmente. Ora ci troviamo in una fase in cui c’è poco da mangiare in natura e con un orso dipendente dai rifiuti come Carrito, è normale che si avvicini nei centri abitati per rifocillarsi. Il rischio – conclude – potrebbe essere quello che venga rinchiuso qualora non dovessero mettersi in campo queste azioni. La stessa cosa accadde anche anni fa con l’orsa Yoga, la cui storia, purtroppo, è terminata in un recinto”.

Leggi anche: Juan Carrito, il Parco precisa: lavoriamo per il suo bene e l’area è interdetta ai visitarori

Tags: aperturaintervistajuan carritoorso marsicanoPaolo Forconiroccarasosalviamo l'orsostefano orlandini

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Antonella Valente

Antonella Valente

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, nel 2019 si abilita alla professione di Avvocato

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