Dieci anni fa uscire senza portafoglio poteva essere un problema. Oggi, in molti casi, è più fastidioso uscire senza smartphone. In pochi anni il telefono è diventato biglietteria, banca, navigatore, telecomando, macchina fotografica, supermercato e persino documento digitale. Operazioni che richiedevano uno spostamento, una fila o almeno una telefonata oggi si risolvono mentre aspettiamo l’autobus.
Il cambiamento è stato così graduale che spesso non ci facciamo più caso. Ma basta ripensare a una normale giornata di qualche anno fa per rendersi conto di quante commissioni siano praticamente scomparse.
Dalla banca alla spesa: le file che non facciamo più
Uno degli esempi più evidenti riguarda il denaro. Per controllare un bonifico, consultare il saldo o effettuare alcune operazioni bancarie era normale passare da una filiale o utilizzare un computer. Oggi la maggior parte delle operazioni quotidiane può essere gestita direttamente da un’app.
Lo stesso vale per i pagamenti. Lo smartphone può sostituire carte, contanti e in alcuni casi persino documenti e tessere che fino a pochi anni fa riempivano il portafoglio. Anche fare la spesa è cambiato. Non significa che abbiamo smesso di andare al supermercato, ma non è più indispensabile farlo. Consegna a domicilio, ritiro della spesa già preparata e acquisti tramite app permettono di riempire il frigorifero senza entrare fisicamente in un negozio.
Il principio si è esteso praticamente a tutto: farmaci da banco, vestiti, elettronica, libri, prodotti per animali e pasti pronti possono arrivare davanti alla porta dopo pochi tocchi sullo schermo. Dieci anni fa l’e-commerce era già una realtà. La differenza è che oggi comprare dal telefono non viene più percepito come un’alternativa particolare: per molte persone è semplicemente uno dei modi normali di acquistare.
Biglietti, viaggi e prenotazioni stanno tutti nello stesso schermo
Anche organizzare uno spostamento richiedeva molte più azioni. Il biglietto del treno poteva significare una coda alla biglietteria. Per un volo bisognava ricordarsi di stampare la carta d’imbarco. Per trovare un ristorante in una città sconosciuta ci si affidava a una guida, a un consiglio o semplicemente a quello che si incontrava camminando.
Adesso lo smartphone permette di scegliere il viaggio, acquistare il biglietto, effettuare il check-in, trovare la strada e prenotare dove mangiare senza cambiare dispositivo.
Persino aspettare un taxi è diverso. Non bisogna necessariamente conoscere un numero telefonico o cercare una postazione: posizione dell’auto, tempi di arrivo e pagamento possono essere gestiti dalla stessa schermata. Il cambiamento riguarda anche le piccole cose. Un appuntamento dal parrucchiere, un tavolo per cena, l’ingresso a un museo o un posto per un concerto possono essere prenotati mentre si è sul divano. E una volta arrivati, spesso non esiste più neppure un biglietto fisico: basta mostrare un QR code.
Il tempo libero si trasferisce (quasi) esclusivamente sullo smartphone
Probabilmente è qui che il cambiamento diventa ancora più evidente. Per vedere un film bisognava aspettare il passaggio televisivo, acquistarlo o noleggiarlo. Per ascoltare un nuovo album serviva un supporto fisico o un download. Per giocare era normalmente necessaria una console o un computer.
Oggi musica, serie televisive, podcast, videogiochi e video convivono nello stesso dispositivo che utilizziamo per rispondere alle email.
Anche attività nate molto prima dello smartphone sono state trasferite sul web. Quotidiani e riviste vengono letti sullo schermo, gli scacchi si giocano contro persone dall’altra parte del mondo e persino settori tradizionalmente legati a luoghi fisici hanno sviluppato una versione digitale. È successo anche nel settore del gioco regolamentato, dove servizi come i casino online hanno portato sul web attività che in passato erano associate quasi esclusivamente a strutture fisiche.
Ma il fenomeno è molto più ampio del semplice intrattenimento. Lo smartphone ha cambiato soprattutto il momento in cui utilizziamo questi servizi. Non dobbiamo più essere in un posto preciso o aspettare un determinato orario. Possiamo ascoltare un podcast mentre camminiamo, vedere una serie sul treno o leggere il giornale mentre aspettiamo un appuntamento. Il tempo libero si è infilato negli spazi vuoti della giornata.
Le cose che non consideriamo più “digitali”
Forse il segnale più evidente della trasformazione è che abbiamo smesso di pensarci. Nessuno considera particolarmente tecnologico mostrare un biglietto ferroviario sul telefono. Ordinare una pizza tramite un’app non sembra più innovativo. Consultare il conto corrente mentre si è in fila al supermercato è diventato normale.
Quando una tecnologia smette di sorprenderci, significa spesso che è entrata davvero nella vita quotidiana. Naturalmente non tutto ciò che poteva essere digitalizzato ha sostituito la versione fisica. Continuiamo ad andare nei ristoranti anche se possiamo ordinare a domicilio. Andiamo al cinema pur avendo decine di piattaforme streaming. Visitiamo negozi nonostante l’e-commerce e compriamo libri di carta anche se possiamo scaricarli in pochi secondi.
Lo smartphone non ha necessariamente eliminato queste esperienze. Ha eliminato soprattutto l’obbligo di utilizzarle in un solo modo. Ed è forse questa la differenza più grande rispetto a dieci anni fa. Prima molte attività richiedevano di andare nel posto giusto al momento giusto. Oggi possiamo decidere se uscire di casa oppure risolvere tutto dallo schermo che abbiamo già in tasca. La parte sorprendente è che probabilmente, tra altri dieci anni, guarderemo alcune delle abitudini attuali con lo stesso stupore con cui oggi ricordiamo le code alla biglietteria o le cartine stradali piegate nel cruscotto.







